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N6B4

Il guardiano delle api isteriche, un piccolo terrorista del nichilismo sfrenato.
May 26

Marinetti

 
...
 
"Così un tempo, amor mio, sulla tua carne stanca,
cercai oblio nelle vulcaniche
profondità della lussuria, spezzando
l'orgoglio del pensiero in mille bieche manie
e curvando la schiena, come uno schiavo,
sotto il flagello della morte!
 
...
 
Filippo Tommaso Marinetti
May 22

Le cronache da Ur-ano

 

Che il clima culturale italiano stia cambiando, è sotto gli occhi di tutti. Qualche settimana fa’ l’aggressione al circolo ARCIgay Mario Mieli di Roma, da parte di una squadriglia armata di bastoni e incappucciata; a Milano le incursioni della polizia nei locali gay, viste dagli stessi clienti più come ritorsioni che come normali controlli; le dichiarazioni di Alemanno, neo sindaco della capitale, secondo il quale il gaypride è solo una manifestazione “esibizionista ed eccessiva”; le aggressioni alle prostitute transessuali nel quartiere predestino, sempre a Roma (riprese da un indegno e vergognoso servizio del TG1); il ritiro, da parte della Moratti, delle deleghe a critico d’arte a Vittorio Sgarbi, perché, secondo lo stesso Sgarbi “anche se non sono un militante, ho sempre garantito la libertà di espressione al mondo gay con riconoscenza e convinzione per l'originalità della loro visione”; e infine la decisione del neo ministro alle pari opportunità Mara Carfagna, di togliere il patrocinio del suo ministero a tutte le manifestazioni omosessuali in programma per il mese di giugno.

Secondo il ministro, infatti, “l'unico obiettivo dei Gay Pride è quello di arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, magari equiparate ai matrimoni. E su questo certo non posso esser d'accordo. Io credo che l'omosessualità non sia più un problema, perlomeno così come ce lo vorrebbero far credere gli organizzatori di queste manifestazioni. Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l'integrazione nella società esiste, i miei amici omosessuali non mi dipingono una realtà così tetra".

Ci piacerebbe davvero sapere chi sono, questi amici omosessuali della Carfagna, visto che le associazioni sparse per tutto il paese, riferiscono ogni anno decine di casi di aggressioni, discriminazioni, abusi e violenze di ogni tipo, ai danni di omosessuali e transessuali. Certo, nei grandi centri urbani, specialmente al nord, l’omosessualità non è più considerata una devianza così grave, ma da qui a dire che non esista più nessuna discriminazione, la strada è molto lunga. Inoltre, se molti gay sono costretti a migrare dal sud in città come Milano, Torino, Roma, o Padova, per poter vivere liberamente la loro condizione di omosessuali, la dichiarazione del ministro delle pari opportunità ci sembra, quantomeno, fuori luogo.

May 09

Le cronache da UrAno

 
 
Tutti noi, cosmopoliti cittadini di un mondo sempre più globalizzato, anche se forse non ce ne rendiamo conto, viviamo rinchiusi in piccoli ghetti. Il piano fisico delle nostre esistenze ruota attorno un numero limitato di luoghi che frequentiamo abitualmente. Fate una prova: pensate in quanti posti, esclusa casa vostra, avete passato più di 15 minuti nell'ultima settimana.  Ognuno ha il suo supermercato, la sua tabaccheria, la sua edicola, il suo bar, la sua discoteca, la sua palestra, il suo luogo di lavoro.
Siamo abituati a riconoscere le facce delle persone che ci circondano: la cassiera, il tabaccaio, l'edicolante. Eppure, in un certo senso, avremmo delle possibilità di scelta molto più ampie.
L'uomo è un animale abitudinario. Il gay è l'esasperazione di questa caratteristica.
Il mercoledì sera tutti all'anima. A bere cocktail schifosi a prezzi assurdi:  "Ma vanno tutti li...". Il venerdì sera di nuovo all'anima, ammassati come pecore nel piccolo plateatico, per mettere in mostra l'ultima cintura di Gucci o l'ultimo pantalone di Dolce e Gabbana. Il sabato ci dividiamo: gli amanti della house al Block, le checche perse al trash and chic, gli amanti del glamour allo skylight. La domenica al flexo a vedere le drag queen e il lunedì tutti al cinecity. Martedì e giovedì, in fine, sono le serate di riposo. Amen.
 
 
 
April 24

Povera Italietta


Mentre i primi risultati delle elezioni uscivano dall’altoparlante del televisore, oggetto che, solitamente, preferisco tenere spento, finivo di rileggere le ultime pagine di 1984, di Gorge Orwell e pensavo, tra me e me, che, in fondo, questa povera Italia martoriata da troppi anni di mafie, di vaticano, di inciuci, di mala-politica, di tangentopoli, di politicanti inutili, di servi, servetti e portaborse vari, forse questa italietta così misera e meschina, le sue disgrazie se le merita tutte. Perché, quando i risultati delle elezioni sono così eclatanti, è inutile continuare a prendersela con la classe politica. Berlusconi è stato eletto, democraticamente, per la terza volta. Il conflitto d’interesse è ancora li. Beppe Grillo è già passato di moda. Calderoli continua a stare sulla sua poltrona, che nel frattempo è diventata un sofà, con le magliette di Hallah, gli spiedini di porco e le bandierine con scritto “povera Europa è invasa dai culattoni”. Sono passati dodici anni. Dodici anni. Siamo ancora fermi alla partenza, imbambolati, non ci muoviamo. Forse gli italiani si aspettano di eliminarli col televoto, annunciati dalla Marcuzzi, il lunedì sera, premendo un tasto, dal digitale terrestre.

Kitsch

 
 
La mia amica D., ha una relazione con un uomo sposato (che, per inciso, è di 20 anni più vecchio di lei) da circa un anno. Si incontrano quasi ogni sera, durante la settimana, in un bar di paese, lontano dalle conoscenze, lontani da occhi indiscreti. Consumano i loro rapporti in macchina, o a casa di lei.
La mia amica S., invece, è stata amante di un ragazzo fidanzato per quasi un anno. Tra loro è finita perchè lui ne ha trovata un'altra. Ovviamente non ha mai mollato la compagna, con cui convive da quasi un decennio.
La mia amica G. in fine, si diverte a frequentare i club per scambi di coppia. Si fa fottere dai mariti di altre donne, mentre loro osservano la scena, bagnate, con le braccia incrociate e la gola asciutta, in piedi, in un angolo di qualche stanzina buia.
Va bene che il campione non è rappresentativo, ma mi domando, non è che forse questo mito della coppia monogama sta sbiadendo?
Non è che questi valori della famiglia, che tanto i politici cercano di esaltare, non sono altro che un'ipocrisia colossale, perpetuata da millenni?
Sarò forse cinico. Ma quando mi guardo attorno, con un occhio più attento, giungo sempre alla stessa coclusione: l'umanità è kitsch, tremendamente kitsch.
 
April 15

???


Qualcuno mi sa spiegare perchè, dopo mesi di silenzio, sono intasato dalle richieste?

January 22

Maria

Se dovessi dar retta alla voce flebile della mia coscienza, tormentata da troppi anni di troppe corse folli, di troppe peccaminose mancanze, di troppe lussuriose situazioni, certo, quello che farei sarebbe probabilmente rinchiudermi in una stanza e aspettare che il tempo consumi le mie carni, lentamente, inesorabilmente, come una punizione divinamente meritata. Se dovessi dar retta ai miei amici, invece, dovrei lanciarmi in qualche impresa folle, come aprire un’attività nuova, o magari trovarmi un hobby, decidermi a spendere tutti i soldi che ho accumulato nella mia vita.

Ma loro non possono capire, quello che provo quando vado a trovarli nelle loro case calde, mentre le loro mogli preparano il caffè respiro quell’odore, misto di caffeina e mite intimità, intriso del profumo dei gelsomini che fioriscono sui loro balconi, della cena cucinata la sera prima, dei litigi con i figli ormai adulti, che a loro volta stanno per sposarsi. Non possono capire quello che provo quando torno nel mio appartamento che, arredato interamente da costosi mobili di design, suppellettili costosi, di buon gusto, senza mai una cosa fuori posto, come congelato in un ordine perfetto, ricorda più un museo di arte moderna che un focolare domestico. Quando la sera mi sdraio tra le mie lenzuola di lino, i miei cuscini ergonomici, e spengo le luci del mio lampadario di Philip Stark, che illumina un letto matrimoniale dove manca sempre la seconda persona che dovrebbe riempirlo, i miei incubi peggiori, i miei rimpianti mi assalgono con una violenza tale, che solo grazie alle pillole prescrittemi dal dottore riesco a tener lontani questi abominevoli spettri dalla mia testa. Non sono così vecchio, non ancora, dicono.

Mi ripetono che a 55 anni potrei ancora fare molte cose, che la mia vita non è finita. Ma tutto quello che potevo fare l’ho già fatto, e sono comunque troppo vecchio per trovare, ora, quello di cui avrei bisogno.

Non ricordo il momento preciso in cui ho rinunciato all’amore. Forse è stato quando ho aperto il mio secondo studio legale, o quando ho inaugurato il primo della serie dei miei cocktail bar di lusso, oppure quando ho tentato di inseguire in aereo i fusi orari, per festeggiare il capodanno in ogni parte del mondo, brindando ovunque con una bottiglia di Cristal, assieme ai miei soci, che avevo praticamente costretto a seguirmi nell’impresa, incapace di capire che avrebbero preferito farlo con le loro famiglie, quel brindisi.

Ora che anche la bellezza mi ha abbandonato, che anche i miei muscoli, ottenuti con anni di esercizio fisico, dieta ferrea, e uno stile di vita impeccabile, cominciano a sentire il peso della forza di gravità, come la mia pelle, che si increspa sul mio viso formando rughe simili a quelle che il moto dell’acqua crea sulla spiaggia. Ora che il mio appetito sessuale si è irrimediabilmente ridotto quasi a zero, come la mia capacità di seduzione, vorrei aver costruito qualcosa di meno effimero.

Il mio pensiero corre verso le innumerevoli donne che sono entrate, per attimi sempre troppo fugaci, a far parte della mia vita: alcune solo per una notte, altre per periodi di tempo mai troppo lunghi. Ma una in particolare attraversa i miei pensieri, schiaffeggiandomi nell’intimità ancora oggi, grattando il ruvido del mio cuore con certosina pazienza, aveva tentato di farsi amare da me, circondandomi di un affetto che però non ero pronto a ricevere. Forse lei è stata l’unica che ha saputo vedere in me qualcosa che andasse al di là del mio conto corrente, l’unica che ha provato a penetrare il mistero della mia solitudine, il segreto della mia autosufficienza disperata.

Ma io non ho saputo vedere tutto questo, allora: pensando che fosse interessata solo al denaro, ottuso paranoico che ero, l’ho respinta facendo il possibile per ferirla, impegnandomi con tutte le mie forze, escogitando astuti artifizi per umiliarla, degradarla, renderla impotente, frustrata da colui che amava, e che la amava, certo, ma non riusciva a fidarsi di lei. Così, nella mia spirale di paranoia, ho messo alla prova il suo amore così tanto, e in modo così subdolo, che alla fine lei ha ceduto, rassegnata dal mio glaciale, perverso, comportamento.

Ma adesso che ho ceduto la direzione di tutte le mie attività, adesso che la mia mente non è più impegnata in progetti, marketing, numeri e conti correnti, lei si è rifatta strada nella mia testa, prepotentemente. Una mente che non sia impegnata costantemente è dedita a pericolosi voli pindarici, che scivolano sulle infinite vie del rimpianto.

Così eccomi qui, in questo cimitero di periferia, dinnanzi ad una lapide in marmo bianco: il suo nome era Maria Lucarelli, l’unica donna che, seppur per un periodo di tempo troppo breve, abbia trovato il coraggio di amarmi.

January 10

Da "Ballate non pagate" di Alda Merini

Io come voi sono stata sorpresa
mentre rubavo la vita,
buttata fuori dal mio desiderio d'amore.
Io come voi non sono stata ascoltata
e ho visto le sbarre del silenzio
crescermi intorno e strapparmi i capelli.
Io come voi ho pianto,
ho riso e ho sperato.
Io come voi mi sono sentita togliere
i vestiti di dosso
e quando mi hanno dato in mano
la mia vergogna
ho mangiato vergogna ogni giorno.
Io come voi ho soccorso il nemico,
ho avuto fede nei miei poveri panni
e ho domandato che cosa sia il Signore,
poi dall'idea della sua esistenza
ho tratto forza per sentire il martirio
volarmi intorno come colomba viva.
Io come voi ho consumato l'amore da sola
lontana perfino da Cristo risorto.
Ma io come voi sono tornata alla scienza
del dolore dell'uomo, che è la scienza mia.

Alda Merini


Grazie a Elisa e Alice che mi hanno regalato questa bellissima raccolta di poesie.
Vi mando un bacio,
N.

December 11

Una pausa


Per motivi di tempo, che ultimamente è sempre poco, chiudo momentaneamente questo spazio e trasferisco tutta la baracca su myspace, all'inidirizzo:

http://www.myspace.com/lagognadiplastica

Spero mi verrete a trovare li.
N.

November 28

I veneti e l'alcool

 

Il veneto è la prima regione italiana per consumo di alcol: dall’ombretta allo spritz, dal vin santo alla graspeta, sembra proprio che i veneti siano il popolo che più di tutti ama alzare il gomito, specialmente la sera. In una città come Padova, in particolare, dove una certa parte della popolazione è costituita da studenti universitari, l’alcol è diventato un rituale di aggregazione sociale, si potrebbe dire quasi un simbolo del divertimento, del tempo libero, ma anche, forse, dell’appartenenza ad un gruppo. Chi lavora nei locali pubblici, infatti, sa bene che gli alcolici sono ormai uno status simbol: tanto diversificata per qualità e prezzo è l’offerta, tanto sono diversi i tipi di locale, gli arredi, la musica. Ognuno si ritaglia una fetta di pubblico più o meno omogenea, in base al tipo di offerta: spritz a prezzi stracciati, birra, vino per palati più o meno raffinati, cocktails elaborati, decorati come piccole opere d’arte, o serviti alla buona in bicchieri di plastica.

Una cultura, questa, che parte dal basso, arrivando fino ai grandi vini, alle grandi scuole per somelier e bartender; ma anche una tradizione che ci appartiene da millenni: basti pensare al mito di Bacco, oppure alle leggende celtiche legate al luppolo, alla tradizione della grappa di Bassano, alle etichette di vini pregiati che vengono prodotti ogni anno a partire dalle vigne venete. Il processo di fermentazione che porta a trasformare lo zucchero contenuto negli alimenti in etanolo (alcol), a scopo conservativo, fa perdere le sue tracce ben prima dell’inizio della storia: non c’è da meravigliarsi, quindi, se, in un certo senso, ci siamo tutti affezionati.

 

Ci siamo chiesti, dunque, considerando tutti questi aspetti, legati alla cultura dell’alcol, ai problemi legati alle così dette “stragi del sabato sera”, ma anche, in un senso più ampio, al consumo eccessivo di alcol da parte dei giovani, quanto utile possa essere la nuova legge nazionale, in vigore dal 4 Ottobre, che impone il divieto di vendere alcolici dalle 2 alle 5 ai locali dove si svolgono “attività di intrattenimento e spettacolo”, oltre all’obbligo di porre a disposizione – gratis o a pagamento – strumenti di misurazione del tasso di alcol e tabelle informative. Abbiamo fatto, quindi, un giro per Padova, dopo le 2:  per vedere cosa succede nei locali della nostra città dopo l’entrata in vigore delle nuove leggi.

 

Al limbo, alle 2.15, gli ultimi supersiti (meno di una decina), devono coca cola e succhi di frutta, le luci sono già accese, la musica spenta. Così, chiediamo di parlare con il responsabile.

Davide Destro ci accoglie al piano superiore, con una stretta di mano: “essendo noi un locale che offre anche servizi di ristorazione, in molti arrivano per cena, quindi le perdite sono state più basse rispetto ad altri esercizi, ma a causa di questa nuova legge gli incassi sono calati del 20-30%; dopo le 2, infatti, tornano tutti a casa, non stanno qui per bere coca, oppure si trasferiscono in altri locali, dove non c’è musica, come pub e birrerie, così possono continuare a bere fino alle 3”. Il Q, invece, alle 2.30 ha già sbarrato le porte: un cameriere ci invita gentilmente a tornare il giorno dopo.

Mentre al Banale, circolo ARCI, c’è ancora un discreto movimento. Gli alcolici non si servono più al banco, ma molti ragazzi sembrano già ubriachi. “Noi ci siamo caricati con due negroni – un cocktail di gin, martini rosso e campari - alle due meno un quarto, così adesso siamo a posto”, ci dice uno di loro: infatti la legge non vieta di bere, dopo le due, ma solo di vendere alcolici, “ci si può fare una scorta pochi minuti prima dell’ora x e continuare comunque a bere”, ci suggerisce un altro ragazzo. Anche al Fish market la situazione non sembra poi molto diversa da com’era i mesi scorsi. Molti ragazzi si sono riforniti di bottigliette mignon, comode da tenere in borsa, che nelle ultime settimane hanno avuto un boom di vendite: “così si risparmia anche: ordiniamo un bicchiere di coca e aggiungiamo il rum” ci dicono due ragazze, provviste di borsetta firmata e ripiena, oltre che di trucchi e accessori, di bottigliette. Fatta la legge, trovato l’inganno, si potrebbe dire. Per il momento, comunque, nessuna traccia di etilometri all’interno dei locali, ne di tabelle informative o quant’altro.

La nostra impressione, parlando coi ragazzi, è che questi divieti abbiano inoltre incentivato l’uso delle droghe, che vengono utilizzate come alternativa al bicchiere per lo sballo del sabato sera: cocaina e pastiglie, per lo più. Ma questo, per ovvi motivi, è solo un dato empirico.

Ad ogni modo, la situazione generale, dopo un mese dall’entrata in vigore della legge, non sembra migliorata affatto, anzi, l’unico vero effetto visibile, almeno ad una prima analisi, sembra essere il danno economico che hanno subito le attività notturne che offrono intrattenimento musicale.

 

 

I DANNI DELL’ALCOL

 

L’etanolo ha un effetto depressivo sul sistema nervoso centrale, agisce come ansiolitico, provoca disinibizione comportamentale e un rallentamento dei riflessi: per questo è molto pericoloso mettersi alla guida in stato di ebbrezza. Dopo essere stato ingerito, l’alcol viene rapidamente assorbito dall’apparato digerente, la maggior parte si mescola a tutti gli altri liquidi corporei, mentre una piccola parte viene espulsa attraverso il sudore, le urine e l’aria espirata dai polmoni. Il rapporto di etanolemia (concentrazione di etanolo nel sangue) e aria alveolare è costante: da qui il funzionamento degli etilometri, che, grazie all’aria soffiata al loro interno sono in grado di stabilire la percentuale di alcool nel sangue.

L’etanolo, inoltre, agisce come vasodilatatore, provocando effetti acuti e cronici sull’apparato cardiocircolatorio (aritmie, aumento della pressione sanguigna, infarto), oltre che sull’apparato gastroenterico (diarrea, pancreatici, cirrosi epatica) e su quello riproduttivo (Circa il 50% degli etilisti cronici di sesso maschile sono impotenti). Ma questo vale per i consumatori cronici, che ingeriscono grandi quantità di alcol, mentre, ad esempio, un moderato consumo giornaliero (20-40 g/dì), invece, è correlato a una riduzione di circa il 30% della mortalità associata a patologie cardiache. Come al solito, quindi, la soluzione sembra stare nel mezzo: l’alcol fa molto male se assunto in grandi quantità, ma fa perfino bene se assunto con molta moderazione.

 

 

 

Scala di sanzioni legate al tasso alcolemico (legge in vigore dal 4/10/07):

 

Tasso alcolemico indicato in g/l

Pena

Multa

Sospensione della patente

Da 0,5 a 0,8

-

Da 500 a 2000 €

Da 3 a 6 mesi

Da 0,81 a 1,5

Fino a 3 mesi di arresto o fino a 6 mesi di attività socialmente utili non retribuite.

Da 800 a 3200 €

Da 6 mesi a un anno

Oltre 1,5

Fino a 6 mesi di arresto o fino a un anno di attività socialmente utili non retribuite.

Da 1500 a 6000 €

Da uno a due anni

 

November 22

OOOHHH MAADREEEE

 
November 20

Gli italiani non sono razzisti

 

 

Gli effetti dell’immigrazione, incontrollata ed incontrollabile, ricadono sulla popolazione, sulle persone comuni. Le cause, invece, sono da attribuire alla classe politica: tutelare la sicurezza dei cittadini italiani non è una cosa di destra o di sinistra. Non ha a che fare con le ideologie, ma col buon senso. Quello che è accaduto a Giovanna Reggiani è solo un sintomo. Una classe dirigente che affronta i problemi solo quando gli si tira in faccia una secchiata gelida di cronaca nera, assolutamente incapace di prevedere una tragedia annunciata, secondo me, è indegna.

Gli italiani non sono razzisti: hanno accolto nelle loro città, nelle loro campagne, milioni di immigrati di tutte le razze, che lavorano nelle fabbriche, che asfaltano le strade, che raccolgono i frutti dei campi, che aiutano i vecchi, i malati. Alcuni di loro hanno avviato delle attività, molti fanno quei lavori che nessuno vuol più fare. Meritano la nostra gratitudine. Perché in un paese come il nostro, sempre più vecchio, in cui la natalità è in costante calo, questi immigrati sono una risorsa preziosa. Indispensabile. Anche perché, probabilmente, proprio loro, pagheranno parte della nostra pensione, un giorno. No, gli italiani non sono razzisti, ma spesso si ritrovano soli, abbandonati dalle istituzioni, dai politici (che non sanno dare risposte concrete), dalle forze dell’ordine (che non hanno gli strumenti adatti), e così mettono in opera la famosa capacità, tutta italiana, di sapersi arrangiare…

November 16

Autocensurato.

 

 

Chi descrive la generazione della house music, dei “clubbers”, come una mandria di nichilisti insensati, di materialisti disinteressati e di relativisti privi di sentimento, dovrà fare un passo in dietro, mettere da parte tutti i preconcetti e ricostruirsi un’idea su un mondo sfaccettato, che non è fatto solo di alcolici autisti del sabato notte, drogati, e lobotomici danzatori.

Sembra scontato da dirsi, quasi banale, ma in periodo come questo, in cui il proibizionismo serpeggia tra i piani alti della classe politica, camuffato da rimedio istantaneo a tutti i mali degli under 30, e la caccia alle streghe è ricominciata, seppur con forme, metodi, e obbiettivi diversi, quelli che vengono demonizzati più di tutti sono proprio coloro i quali non aderiscono a questo clima di sterilità intellettuale e culturale, che affligge la nostra penisola da qualche tempo.

I “Bamboccioni”, quindi, domenica 11 Novembre, si sono dati appuntamento al “The Block”, uno dei gay club più famosi e discussi di tutto il nord est, dove si è svolta una serata animata dai DJs Flavio Vecchi, Alex Neri, Giuliano Veronese, Alex Natale e Andy J. (tutti nomi importanti della scena house italiana), il cui ricavato è stato devoluto interamente al centro AIDS pediatrico di Padova.

“L’idea di organizzare serate di beneficenza in discoteca”, ci assicura Mario Borsato, stilista, nonché padrino ad honorem della serata, “non è nuova in città come Milano, dove molti club organizzano eventi glamour allo scopo di raccogliere fondi; così abbiamo voluto provarci anche qui, a Padova”.

“È stato molto complicato e laborioso”, ribatte l’organizzatore, Giancarlo Romiati, “ma mai quanto quello che fanno loro”, aggiunge, indicando il Dott. Carlo Giaquinto, che, oltre ad essere il responsabile del centro AIDS pediatrico di Padova, è il coordinatore del progetto Uganda: “il nostro centro è stato fondato nel 1984 ed è uno dei più importanti d’Europa nel follow up di madri e bambini sieropositivi; a Padova ne seguiamo oltre 700, mentre in Uganda, a Campala, dove abbiamo dato vita ad un altro centro, grazie alla collaborazione dell’azienda ospedaliera, seguiamo più di 1000 bambini, a cui somministriamo la terapia anti-retrovirale”.

Bambini che, altrimenti, non avrebbero alcuna speranza di ricevere cure adeguate. In Uganda, infatti, più di 100.000 neonati nascono da madri sieropositive, così, quella che per noi è diventata ormai una malattia come tante altre, pur nella tragicità di questa accezione, nel continente nero è ancora un vero e proprio flagello, paragonabile, in un certo modo, alla peste che affliggeva l’Europa medioevale.

“In Africa c’è un forte stigma, che porta a discriminare i malati di HIV, che vengono visti con sospetto; non c’è nessuna educazione all’uso del preservativo, nessuna educazione alla prevenzione; in buona parte questo è dovuto ai principi religiosi della chiesa cattolica, ma anche, ovviamente, a problemi di tipo economico”, ci dice Martina Penazzato, responsabile del progetto Uganda, che è appena tornata da Campala: “le terapie anti-retrovirali sono ancora ad accesso limitato, per ovvie ragioni economiche, e le aspettative di vita sono molto più basse rispetto a quelle di un sieropositivo europeo”.  

Così, proprio in uno dei locali additati come tempio della perdizione, covo di omosessuali relativisti, pervertiti e drogati, nonché untori di HIV, ci siamo ritrovati, una domenica notte, tra un gin lemon e un ballo sinuoso, in mezzo a tanta gente di tutte le età, sessi, sessualità, e razze, a fare discorsi costruttivi sull’AIDS e sui problemi dell’Africa: sicuri di aver speso bene quei 12 euro dell’ingresso, non solo per il divertimento e per la musica d’avanguardia, che qui, al block, sono una costante matematica, ma anche per una buona azione, che compiamo sempre, tutti, volentieri.

November 07

Il Vaticano veste Prada...




 
November 06

Enzo Biagi


Gli italiani, in genere, non sono molto propensi a valorizzare nel modo adeguato i talenti dei loro connazionali, se non dopo la loro morte. Enzo Biagi ha finito la sua carriera alla RAI con una raccomandata con ricevuta di ritorno, in seguito all'editto bulgaro di Berlusconi. Oggi è morto. Ricordatevene, tutti voi che stavate col nano catodico, e che ci state ancora, prima di osannare un grand'uomo come lui, adesso che il suo corpo è ancora caldo, ricordate che lo avete denigrato, che gli avete dato del comunista, del venduto, del terrorista, del bolscevico...
Enzo Biagi era uno di quei giornalisti vecchio stampo, che credevano in quello che facevano, credevano nella verità, credevano nella giustizia, credevano nel ruolo della stampa, che deve informare, dire la verità, senza preoccuparsi di pestare i piedi a qualcuno, o di fare favori a qualcun' altro.
Era uno di quelli che l'Italia l'hanno costruita, combattendo il fascismo, uno di quelli che questo paese lo amavano davvero, che ancora credevano di poterlo salvare dall'esercito dei corrotti, (figli di Craxi o Andreotti, non fa poi molta differenza), dalle schiere degli ipocriti, dei Pantalone, di quelli che pensano solo a riempirsi le tasche di soldi sporchi, che hanno venduto le istituzioni alla mafia, ai poteri forti, alla chiesa.
Oggi, quelli come lui sono rimasti in pochi, davvero pochi, e mi domando, quando tutti se ne saranno andati, chi prenderà il loro posto?
 

Nicola Bano

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Le api isteriche e le frasi sgrammatticate:
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VOLA SU MONDOCHATMSN

Aug. 2
sabrinawrote:
complimenti per il tuo blog...molto intelligente, condivido pienamente il tuo pensiero su berlusconi e sul mitico enzo biagi. ti consiglio ti leggere anche qualche libro di marco travaglio..un giornalista a mio parere eccelente che ha il coraggio di esporre nel bene e nel male il proprio pensiero...ormai nell'italia di oggi dove non vige la libertà di informazione è raro trovare persone come lui. e penso che la vittoria di berlusconi sia dovuta proprio al fatto che purtroppo la gente non conosce... mi ha fatto piacere "incontrare" una persona che la pensa cosi...ormai sono in via di estinzioneSorriso. ciao... se vuoi contattami..
Apr. 26
sinceramente a me il tuo blog piace ... l ho trovato per caso ... però bello ... almeno c'è scritto qualcosa di intelligente, diversamente da tanti altri ...... ciao ciao
Apr. 25

Glitter Graphics
Ciao carino il tuo blog,ma meglio dei colori più vivi..se ti và passa da me A bocca aperta
Cleopatra

Apr. 23
... molto carino il tuo blog!!! se hai tempo e voglia passa a lasciare una traccia dal mio!!! ti aspetto.. baci!
Apr. 21