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    January 22

    Maria

    Se dovessi dar retta alla voce flebile della mia coscienza, tormentata da troppi anni di troppe corse folli, di troppe peccaminose mancanze, di troppe lussuriose situazioni, certo, quello che farei sarebbe probabilmente rinchiudermi in una stanza e aspettare che il tempo consumi le mie carni, lentamente, inesorabilmente, come una punizione divinamente meritata. Se dovessi dar retta ai miei amici, invece, dovrei lanciarmi in qualche impresa folle, come aprire un’attività nuova, o magari trovarmi un hobby, decidermi a spendere tutti i soldi che ho accumulato nella mia vita.

    Ma loro non possono capire, quello che provo quando vado a trovarli nelle loro case calde, mentre le loro mogli preparano il caffè respiro quell’odore, misto di caffeina e mite intimità, intriso del profumo dei gelsomini che fioriscono sui loro balconi, della cena cucinata la sera prima, dei litigi con i figli ormai adulti, che a loro volta stanno per sposarsi. Non possono capire quello che provo quando torno nel mio appartamento che, arredato interamente da costosi mobili di design, suppellettili costosi, di buon gusto, senza mai una cosa fuori posto, come congelato in un ordine perfetto, ricorda più un museo di arte moderna che un focolare domestico. Quando la sera mi sdraio tra le mie lenzuola di lino, i miei cuscini ergonomici, e spengo le luci del mio lampadario di Philip Stark, che illumina un letto matrimoniale dove manca sempre la seconda persona che dovrebbe riempirlo, i miei incubi peggiori, i miei rimpianti mi assalgono con una violenza tale, che solo grazie alle pillole prescrittemi dal dottore riesco a tener lontani questi abominevoli spettri dalla mia testa. Non sono così vecchio, non ancora, dicono.

    Mi ripetono che a 55 anni potrei ancora fare molte cose, che la mia vita non è finita. Ma tutto quello che potevo fare l’ho già fatto, e sono comunque troppo vecchio per trovare, ora, quello di cui avrei bisogno.

    Non ricordo il momento preciso in cui ho rinunciato all’amore. Forse è stato quando ho aperto il mio secondo studio legale, o quando ho inaugurato il primo della serie dei miei cocktail bar di lusso, oppure quando ho tentato di inseguire in aereo i fusi orari, per festeggiare il capodanno in ogni parte del mondo, brindando ovunque con una bottiglia di Cristal, assieme ai miei soci, che avevo praticamente costretto a seguirmi nell’impresa, incapace di capire che avrebbero preferito farlo con le loro famiglie, quel brindisi.

    Ora che anche la bellezza mi ha abbandonato, che anche i miei muscoli, ottenuti con anni di esercizio fisico, dieta ferrea, e uno stile di vita impeccabile, cominciano a sentire il peso della forza di gravità, come la mia pelle, che si increspa sul mio viso formando rughe simili a quelle che il moto dell’acqua crea sulla spiaggia. Ora che il mio appetito sessuale si è irrimediabilmente ridotto quasi a zero, come la mia capacità di seduzione, vorrei aver costruito qualcosa di meno effimero.

    Il mio pensiero corre verso le innumerevoli donne che sono entrate, per attimi sempre troppo fugaci, a far parte della mia vita: alcune solo per una notte, altre per periodi di tempo mai troppo lunghi. Ma una in particolare attraversa i miei pensieri, schiaffeggiandomi nell’intimità ancora oggi, grattando il ruvido del mio cuore con certosina pazienza, aveva tentato di farsi amare da me, circondandomi di un affetto che però non ero pronto a ricevere. Forse lei è stata l’unica che ha saputo vedere in me qualcosa che andasse al di là del mio conto corrente, l’unica che ha provato a penetrare il mistero della mia solitudine, il segreto della mia autosufficienza disperata.

    Ma io non ho saputo vedere tutto questo, allora: pensando che fosse interessata solo al denaro, ottuso paranoico che ero, l’ho respinta facendo il possibile per ferirla, impegnandomi con tutte le mie forze, escogitando astuti artifizi per umiliarla, degradarla, renderla impotente, frustrata da colui che amava, e che la amava, certo, ma non riusciva a fidarsi di lei. Così, nella mia spirale di paranoia, ho messo alla prova il suo amore così tanto, e in modo così subdolo, che alla fine lei ha ceduto, rassegnata dal mio glaciale, perverso, comportamento.

    Ma adesso che ho ceduto la direzione di tutte le mie attività, adesso che la mia mente non è più impegnata in progetti, marketing, numeri e conti correnti, lei si è rifatta strada nella mia testa, prepotentemente. Una mente che non sia impegnata costantemente è dedita a pericolosi voli pindarici, che scivolano sulle infinite vie del rimpianto.

    Così eccomi qui, in questo cimitero di periferia, dinnanzi ad una lapide in marmo bianco: il suo nome era Maria Lucarelli, l’unica donna che, seppur per un periodo di tempo troppo breve, abbia trovato il coraggio di amarmi.

    Comments (1)

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    MariaLuisawrote:
    ma chi sei...dimmi chi sei...
    Apr. 8

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